Voli Covid tested per l’estate 2021: come viaggeremo?

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Le misure intraprese a partire dal marzo dell’anno scorso sono sempre state volte a proteggere la popolazione e a limitare, per quanto possibile, la diffusione del virus Covid-19. La sinergia tra enti governativi, istituzioni pubbliche e cittadini ha fatto sì che alla soglia dell’estate 2021 le regolamentazioni in fatto di spostamenti abbiano potuto godere di una generale allentata della morsa in cui erano strette. Se fino alla fine del 2019 non era facile concepire un mondo in cui gli spostamenti fossero limitati, l’ultimo anno e mezzo ci ha fatti ricredere. Ma come si stanno muovendo le compagnie aeree in tal senso? Come funzionano i cosiddetti voli “Covid tested” e come potremo andare in vacanza ai tempi del Covid? Ecco una breve panoramica sull’argomento.

Cosa sono i voli Covid tested?

Quando si parla di voli Covid-tested si fa riferimento a delle specifiche tratte gestite da determinate compagnie aeree che permettono di viaggiare in tutta sicurezza, limitando al massimo il rischio di contagio. Ciò avviene tramite la sottoposizione, da parte dei passeggeri, a test antigenico o molecolare sia prima della partenza che al momento dell’arrivo a destinazione. Così facendo, in caso di tampone negativo è possibile proseguire senza essere costretti all’isolamento fiduciario o alla quarantena.

I primi voli Covid-tested sono stati quelli che collegavano l’aeroporto di Fiumicino, Leonardo Da Vinci, a Milano Linate e New York. Questo protocollo di sicurezza è stato infatti messo a punto grazie alle forze congiunte di Aeroporti di Roma, Ministero della Salute e Regione Lazio. La prima compagnia aerea a prestarsi è stata l’Alitalia, con appunto la tratta Roma Fiumicino – Milano Linate. Successivamente, l’esperimento è stato esteso anche alla tratta (sempre gestita da Alitalia, oltre che dall’americana Delta) che collega Roma Fiumicino a New York e, poi, Atlanta. Successivamente, anche l’American Airlines ha provato il protocollo sulla linea Roma Fiumicino – Dallas.

Dopodiché, questa strategia si è estesa anche ad altri aeroporti e altre tratte, dette “tratte autorizzate”. L’obiettivo è senza ombra di dubbio quello di garantire una maggiore sicurezza per chi è costretto a spostarsi per motivi sia di salute che di lavoro, ma non solo. Così facendo si punta, nel futuro, a dare un ulteriore contributo per risollevare un settore, quello del turismo, fondamentale e vitale per l’Italia (ma non solo) e che a causa dei vari lockdown è stato fortemente penalizzato.

Chi può imbarcarsi in un volo Covid-tested?

Per il momento, le uniche persone che possono usufruire di questa tipologia di volo sono quelle che devono spostarsi per motivi di lavoro o di salute. Prima dell’imbarco il passeggero dovrà consegnare il referto del tampone antigenico o molecolare riportante la negatività al Covid-19. Nel caso in cui il tampone mostri un esito positivo, il biglietto sarà rimborsato o, in alternativa, verrà emesso un voucher per lo stesso valore.

Il tampone deve essere eseguito non oltre le 48 ore precedenti l’imbarco. In più, il passeggero deve essere munito di una autodichiarazione che fornisca i motivi per cui sta viaggiando. All’imbarco dovrà essere compilato, in via telematica o dal proprio smartphone, un apposito modulo di localizzazione dei passeggeri (il cosiddetto Passenger Locator Form – PLF), da compilare. Si tratta di un modulo che ha quale scopo quello di raccogliere le informazioni relative ai passeggeri in modo da facilitare gli eventuali controlli da parte dell’Autorità Sanitaria Italiana. Se ne può compilare uno unico per nucleo famigliare.

Poi, una volta arrivati all’aeroporto di destinazione, deve essere effettuato un nuovo tampone. Infine, una volta portata a termine la procedura, il passeggero sarà libero di circolare nel nostro paese senza essere obbligati ad aspettare la fine della quarantena o dell’isolamento fiduciario, di una durata di dieci giorni.